Parla con me e con Laura Pattini

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Laura Pattini è una donna energica e sorridente. Affronta la vita con coraggio e determinazione. Piena di energie e idee chiare. La vita le ha fatto scherzi insopportabili, mettendola in difficoltà.

Ciao Laura, benvenuta in questo nostro piccolo spazio de L’otto mensilmente, da anni gentilmente ospitato da First Cisl Emilia Romagna.

Ti abbiamo invitata perché tu ci possa raccontare un po’ di te attraverso una brevissima intervista; tuttavia, prima di iniziare con le domande vere e proprie, vogliamo che ti presenti al pubblico attraverso un piccolo riassunto sulla tua vita: raccontaci chi sei, che studi hai fatto e di cosa ti occupi oggi.
Sono un'arredatrice di interni e oggi ho un bar. Ho 51 anni.

Passiamo ora allo specifico di questa monografia: l’intervista. Ti faremo alcune essenziali domande affinché attraverso le tue risposte si possa continuare a tracciare un solco positivo all’interno della società, grazie al quale poter proseguire la nostra semina di buone intenzioni e di azioni efficaci per la costruzione di una cultura fondata sul rispetto di genere e priva di qualsiasi forma di violenza, soprattutto nei confronti delle donne.

1) Quale è stata la gioia più grande che hai provato nella tua vita?
Non so rispondere a questa domanda. Mille cose mi hanno resa felice, il matrimonio, la nascita di mio figlio, il vincere le sfide sul lavoro…

2) E invece quale è stato il dolore che più ti ha segnato profondamente l’animo?
La diagnosi di una malattia le cui cure ti sformano il fisico, ti cambiano le espressioni del volto, la prospettiva della vita e ti ritrovi a dover riprogrammare ogni tuo pensiero che davi per scontato. Mi accompagna da 14 anni ed è ciò che vorrei condividere.
Mi hanno scoperto il linfoma di Hotkhing all’età di 37 anni. Oggi ne 51.

3) Questo dolore come ha condizionato la tua vita? Come sei riuscita a trasformare questo dolore in voglia di farcela?
La mia vita è stata stravolta. Avevo un’attività di tappezzeria e tendaggi, che portavo avanti con mia madre, ma dopo i primi anni di malattia non sono più riuscita a portare avanti. I ricoveri frequenti e le chemio, mi hanno impedito di dare continuità e ho dovuto accettare di chiudere l’attività.

Guardandomi intorno e non lasciandomi intimorire dagli eventi, essendo mio marito già titolare di una tabaccheria, abbiamo aperto anche un bar. Non sapevo nemmeno fare i caffè. Ma era una nuova sfida che mi ha impegnato mente e corpo, corpo debilitato da una malattia molto aggressiva.

4) Quanti sacrifici hai dovuto fare per essere la donna che sei ora? E per ricoprire il ruolo che oggi hai nella società (civile... lavorativa...)?
Le difficoltà che ho avuto dalla malattia sono state davvero impressionanti. Sono una donna imprenditrice, che in alcuni momenti non ero nemmeno in grado di dare il resto a chi pagava la consumazione.

A un certo punto la malattia si è aggravata ulteriormente. Ma non ho ceduto. La voglia di vivere è stata più forte di tutto. Ho reagito per mio figlio, per mio marito, per i miei genitori, ma soprattutto per me stessa. Per questa voglia di vivere che non mi lasciava in pace. Ho iniziato un percorso di sostegno psicologico, di meditazione e alimentare. Le cure sono proseguite, ma non più da sole, ma affiancate da uno stile di vita e da una voglia di vivere che ancora oggi è la mia guida, nonostante siano passati 14 anni e la guarigione non è per nulla scontata.

A rileggere queste parole mi emoziono e sorrido. Ogni volta che entro in oncologia, dove sono di casa, spero sempre di riuscire a regalare un sorriso e di incoraggiare le persone a non avere paura di una diagnosi a cui noi possiamo reagire e possiamo “dire la nostra”.

Io non ho paura. Perché riesco a vivere serenamente, faccio la vita che mi piace (adoro lavorare), pur rimanendo consapevole che l’aspettativa di vita potrebbe non essere lunga.

5) Se volessi con una parola definire la situazione della donna oggi nel mondo, quale useresti? E per quale motivo useresti questa parola?
La malattia ti sforma, ti cambia fisicamente e perdi l’identità di donna. Questo è un aspetto che troppo spesso non viene considerato, ma un è dolore immenso.

6) In che modo la società deve cambiare, affinché si concretizzi un pensiero collettivo di progresso civile e culturale grazie al quale la donna sia finalmente libera, emancipata e mai più soggiogata al potere e alle volontà maschili?
Ho capito che sentirmi donna è fondamentale, sentirmi donna per me stessa e non per un uomo. Sentirmi donna, mi fa sentire forte e difficilmente “aggredibile”. Ritrovare la consapevolezza di essere donna mi ha fatto capire che lì c’è l’essenza di tutte noi. Sono donna, sono io.

7) Quale consiglio vorresti dare ad una donna che sta vivendo una situazione di difficoltà?
Ritrovare il suo essere donna. Io, nonostante la malattia, che mi ha portato via questa bellissima sensazione, ho avuto la fortuna di incontrare un fotografo che ha illuminato la parte che io avevo nascosto, in cui risiedeva la mia femminilità. Mi ha fatto da specchio la foto che mi ha fatto e lì ho rivisto una splendida donna viva.

Laura Pattini, ti ringraziamo per il prezioso tempo che ci hai dedicato. Ti auguriamo che tutti i tuoi sogni si possano realizzare sia in ambito personale che lavorativo. Prima di lasciarci però, a chiosa finale di questo nostro incontro virtuale, vorremmo che tu facessi un appello contro la violenza sulle donne.
Intendo violenza la superficialità con cui si tratta il corpo di una donna che vive una malattia così invasiva. Il corpo va rispettato, la donna va rispettata per la sua sensibilità e il bisogno forte che ha nell’essere donna.

Donne, ritrovate la vostra forza nella femminilità che potete esprimere.

 

 

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