Parla con me e con Nabila Mhaidra

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In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presentiamo, per la rassegna di Parla con me, una donna che ha avuto il coraggio di guardarsi dentro, raccogliere le proprie forze e diventare un esempio di rinascita.

volantino25novembre2021.jpgChiudiamo simbolicamente un anno difficile, segnato dalla pandemia che di certo non ha aiutato le donne, maggiormente interessate dal fenomeno dell’home working: le lavoratrici hanno dovuto gestire contestualmente lavoro e famiglia, senza ottenere finestre sociali o economiche di sostegno. Inoltre, durante il lavoro da remoto le chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, sono aumentate in modo tristemente significativo, soprattutto a motivo di episodi avvenuti all’interno dell’alveo famigliare.

Vogliamo essere sempre in prima linea per richiamare l’attenzione pubblica nei confronti di questo raccapricciante fenomeno sociale le cui costanti drammatiche evidenze devono renderci consapevoli che l’ascolto, il supporto e la denuncia sono davvero l’unica prevenzione possibile.

Nabila Mhaidra ama la sua città, ma ama anche la sua terra d’origine. Lontana sì, ma non troppo. Differente? Forse, ma cosa ci può essere di più straordinario nella diversità, se non un sano e spontaneo confronto culturale come pretesto per sorseggiare un buon the alla menta? E vi assicuro che vale la pena anche fare il contrario.

Ecco, Nabila ama la gente. E possiede una grande passione per la politica. Bastano questi semplici punti di partenza per ottenere un buon raccolto, a fine anno e per ogni terra. L’origine, della terra, poco importa, purché si lavori con attenzione e abnegazione verso gli altri. È anche un lavoro su sé stessi.

E il rispetto, ah! quello è l’ingrediente fondamentale: non può farne a meno.

Nabila è una donna che riesce sempre a trovare nelle persone quel valore e a trasformarlo in punto di contatto o, molto più semplicemente, spunto per nuove riflessioni, nuove opportunità, nuovi progetti.

Perché alla fine nella diversità siamo tutti così uguali e, al tempo stesso, così magnificamente diversi…

Ciao Nabila, benvenuta in questo nostro piccolo spazio de L’otto mensilmente, da anni gentilmente ospitato da First Cisl Emilia Romagna.

Ti abbiamo invitata perché tu ci possa raccontare un po’ di te attraverso una brevissima intervista; tuttavia, prima di iniziare con le domande vere e proprie, vogliamo che ti presenti al pubblico attraverso un piccolo riassunto sulla tua vita: raccontaci chi sei, che studi hai fatto e di cosa ti occupi oggi.
Sono nata in Marocco e mi sono trasferita in Italia quando ero ancora piccola e a Parma mi sono diplomata all’Istituto Giordani. Successivamente ho ottenuto la qualifica di Tagesmutter.

Sono diventata operatrice sociosanitaria e oggi lavoro come responsabile delle attività assistenziali (RAS) presso la cooperativa sociale Aurora Domus. Sono stata volontaria nel Centro Antiviolenza di Parma, dove ho operato come mediatrice culturale per le donne arabe.

Nel 2016 ho fondato Al Amal, un’associazione che si occupa sia di offrire assistenza agli immigrati, ma anche sostegno alle famiglie straniere ed in particolare ai loro figli, in modo tale che possano trovare una loro identità sociale e culturale. Collaboriamo con la scuola araba e con la scuola d’italiano per formare le donne arabe, ma devo dire che in generale partecipiamo a tutte le attività a favore di tutte le donne.

Sono stata eletta consigliera comunale di Parma nel 2017 e sono tutt’ora in carica.

Passiamo ora allo specifico di questa monografia: l’intervista. Ti faremo alcune essenziali domande affinché attraverso le tue risposte si possa continuare a tracciare un solco positivo all’interno della società, grazie al quale poter proseguire la nostra semina di buone intenzioni e di azioni efficaci per la costruzione di una cultura fondata sul rispetto di genere e priva di qualsiasi forma di violenza, soprattutto nei confronti delle donne.

1) Quale è stata la gioia più grande che hai provato nella tua vita?
La gioia più grande che ho provato è stata quando ho deciso di tornare in Italia da sola con i miei figli e ricominciare una nuova vita.

2) E invece quale è stato il dolore che più ti ha segnato profondamente l’animo?
Il dolore che mi ha segnato più profondamente è stato quando ho dovuto lasciare mio figlio Ibrahim in Marocco all’età di circa 3 anni e tornare in Italia da sola.

3) Questo dolore come ha condizionato la tua vita? Come sei riuscita a trasformare questo dolore in voglia di farcela?
Questa scelta ha condizionato la mia vita ed ha trasformato il dolore in rabbia, diciamo una rabbia positiva che mi ha dato la forza di lottare e sfidare tutto e tutti.

4) Quanti sacrifici hai dovuto fare per essere la donna che sei ora? E per ricoprire il ruolo che oggi hai nella società (civile... lavorativa...)?
Ho fatto tutti i lavori possibili immaginabili: collaboratrice domestica, pulizie, lavorando notte e giorno e frequentando le scuole superiori serali per prendere il diploma. Ho conseguito il titolo di OSS, mediatrice interculturale, Responsabile dei Servizi Socioassistenziali (RAS), ho fondato un’associazione di promozione sociale ed ho intrapreso la strada della politica diventando consigliera comunale della mia città.

5) Se volessi con una parola definire la situazione della donna oggi nel mondo, quale useresti? E per quale motivo useresti questa parola?
Per definire la donna in questo momento userei molte parole. Quella che prediligo però è motore della società; oggi, infatti, la donna è il fulcro di tutto, è madre, figlia, amica e lavoratrice.

6) In che modo la società deve cambiare, affinché si concretizzi un pensiero collettivo di progresso civile e culturale grazie al quale la donna sia finalmente libera, emancipata e mai più soggiogata al potere e alle volontà maschili?
Il punto fondamentale è che la politica deve essere in grado di comprendere e valorizzare le esigenze delle donne agevolandole nel loro percorso naturale di vita: dall’istruzione, che deve essere garantita a tutte, alla maternità, che non può penalizzare la possibilità di lavorare, ma, anzi, creare dei percorsi che favoriscano la possibilità di essere madri e allo stesso tempo di lavorare ed esprimersi al meglio nel proprio ambito.

7) Quale consiglio vorresti dare ad una donna che sta vivendo una situazione di difficoltà?
Deve avere bene in mente e chiaro l’obiettivo finale a cui deve e può arrivare solo ed esclusivamente mettendosi in gioco in prima persona senza timore di sbagliare. Perché dentro di noi abbiamo una forza che solamente nei momenti di difficoltà siamo in grado di tirare fuori.

Nabila, ti ringraziamo per il prezioso tempo che ci hai dedicato. Ti auguriamo che tutti i tuoi sogni si possano realizzare sia in ambito personale che lavorativo. Prima di lasciarci però, a chiosa finale di questo nostro incontro virtuale, vorremmo che tu facessi un appello contro la violenza sulle donne.
Credo che oggi le donne abbiano la grande opportunità di decidere della loro vita. Non devono permettere a nessuno, che sia il loro padre, marito, figlio, datore di lavoro, di esercitare un atto di violenza nei loro confronti.

Devono denunciare ogni minimo abuso alle autorità preposte.

Nessuno ha il diritto di esercitare violenza sulle donne, né verbale, né tantomeno fisica: la legge può tutelarle e molte associazioni possono aiutarle ad uscire da rapporti malati e devastanti.

Non siete sole, abbiate il coraggio di denunciare immediatamente le violenze subite. È la vostra vita.

Fatelo per voi e per chi davvero vi vuole bene.

 

 

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