Parla con me e con Virginia Rossi

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Virginia Rossi è una donna che si dedica agli altri: basta uno sguardo per capire la dolcezza dei suoi pensieri e la bellezza delle sue parole, tuttavia Virginia è molto di più.

Virginia si mette in gioco donando tutta sé stessa per cercare di rendere questa terra un posto diverso, migliore, in cui le donne possano sentirsi finalmente libere da pregiudizi e preconcetti e possano ritagliarsi lo spazio che meritano, anziché subire continui abusi e giornaliere ingiustizie.

Virginia trasmette questo messaggio in tutte le piccole e grandi battaglie che ha affrontato viaggiando per il mondo: il suo scopo era aiutare, soccorrere, studiando comportamenti e culture di popoli e società in cui purtroppo domina pesantemente un sistema patriarcale profondamente radicato.

Virginia è sempre stata una persona alquanto sensibile alle tematiche sociali. Non ha mai perso occasione per lanciarsi in nuovi progetti o per raggiungere nuovi obiettivi. Il suo impegno è straordinario e vorremmo davvero che su questo pianeta ci fossero tante persone come lei. Sarebbe una svolta per tutti, soprattutto per tutti quegli uomini che ancora si affidano al bastone anziché al dialogo civile.

E anche quando tutto pare perduto, Virginia è l’ultima a gettare la spugna: perché lei è quello in cui crede, lei è determinazione, lei è forza di volontà. Semplicemente lei è Virginia. E statene certi: lei non si arrenderà mai, non è nel suo stile.

Ciao Virginia, benvenuta in questo nostro piccolo spazio de L’otto mensilmente, da anni gentilmente ospitato da First Cisl Emilia Romagna.

Ti abbiamo invitata perché tu ci possa raccontare un po’ di te attraverso una brevissima intervista; tuttavia, prima di iniziare con le domande vere e proprie, vogliamo che ti presenti al pubblico attraverso un piccolo riassunto sulla tua vita: raccontaci chi sei, che studi hai fatto e di cosa di occupi oggi.
Mi chiamo Virginia e ho 36 anni. Ho studiato Antropologia Culturale all’università di Bologna, una città che mi ha dato tanto e che conservo nel cuore con tanto affetto.

Ricordo che sin da molto giovane ho avuto una spiccata sensibilità per ciò che ora chiamerei “questioni di genere”, ma che allora avvertivo solo come una disparità di trattamento e aspettative tra me come ragazza e i miei amici o parenti come ragazzi. È proprio nel corso degli anni universitari che tutto ciò ha iniziato a prendere forme concrete nelle attività di volontariato presso alcune associazioni del territorio che si occupavano di violenza di genere. Dopo la laurea sono partita per alcuni anni con alcune ONG impegnate in progetti centrati sulla tutela ed empowerment delle donne vittime di violenza e sull’educazione. Un sogno che si avverava!!!

Una volta rientrata in Italia ho lavorato per molto tempo come educatrice, dapprima in una comunità di minori, poi in un Centro Famiglia. Sono queste le attività che hanno fatto sì che il mio interesse giovanile si ampliasse e mi regalasse nuovi punti di vista.

Oggi sono una docente di Italiano, storia e geografia e insegnante di sostegno nelle scuole secondarie di primo grado, attività che ha necessitato di tanti anni per realizzarsi, ha comportato il rimettermi in discussione e iniziare nuovamente quasi da zero… ma che mi riempie di gratificazione e gioia. E sono anche madre, da poco, di una bellissima bimba. Un’eventualità che non avevo preso in considerazione, anche solo pochi anni fa.

Passiamo ora allo specifico di questa monografia: l’intervista. Ti faremo alcune essenziali domande affinché attraverso le tue risposte si possa continuare a tracciare un solco positivo all’interno della società, grazie al quale poter proseguire la nostra semina di buone intenzioni e di azioni efficaci per la costruzione di una cultura fondata sul rispetto di genere e priva di qualsiasi forma di violenza, soprattutto nei confronti delle donne.

1) Quale è stata la gioia più grande che hai provato nella tua vita?
Non posso dire di aver provato una sola singola gioia nella mia vita. Come donna ho sempre sentito forte il bisogno di realizzarmi lavorativamente, coltivare e concretizzare i miei interessi e rendermi indipendente. In questo penso di essermi ispirata a mia nonna, una donna caratterialmente forte e autonoma.

Ho provato una forte felicità ogni qual volta ho raggiunto i miei piccoli traguardi, che a volte ho ritenuto irraggiungibili perché non mi sentivo all’altezza, ma per i quali mi sono impegnata a fondo. Ho provato estrema felicità ogni qual volta sono partita per un progetto, ogni volta che ho avuto la fortuna di trovarmi in un nuovo Paese ed incontrare uomini e donne con culture, tradizioni e modi di essere diversi dai miei che mi hanno inevitabilmente arricchita. Un’altra gioia fortissima l’ho provata quando ho iniziato a lavorare a scuola.

2) E invece quale è stato il dolore che più ti ha segnato profondamente l’animo?
Anche in questo caso non posso dire di averne provato solo uno. Eventi dolorosi sono state tutte le piccole e grandi delusioni vissute nel tentativo di realizzare i miei sogni, lavorativamente parlando. È stato un percorso lungo, tortuoso e a tratti doloroso proprio per tutte le porte chiuse nelle quali mi sono imbattuta. A livello personale, tuttavia, l’essere sorella di una ragazza con la sindrome di Down, mi ha sicuramente segnato profondamente. Questo però non lo considererei un dolore in sé, ma lo definirei quasi un modo di essere, io sono sempre stato questo, con tutto ciò che ne può derivare, e ha segnato indubbiamente la mia esistenza: sai che verrai sempre dopo, e vivi contemporaneamente un forte senso di colpa per desiderare invece il contrario. Ho impiegato alcuni anni per elaborare, grazie alla psicoterapia, tale bisogno lungamente insoddisfatto.

3) Questo dolore come ha condizionato la tua vita? Come sei riuscita a trasformare questo dolore in voglia di farcela?
Ho spesso pensato che le delusioni, disillusioni e frustrazioni provate nel tentativo di perseguire i miei obiettivi mi abbiano sì spesso buttato giù, ma hanno contemporaneamente suscitato la volontà di continuare a perseguire i miei obiettivi con più testardaggine, magari modificando un po’ la mia strada o correggendo il tiro. Per ciò che riguarda la mia vita personale invece, non so quanto il rapporto con mia sorella e le dinamiche familiari che inevitabilmente si creano, in che misura abbia contribuito nelle mie scelte e nel mio modo di essere, ma credo che ne abbia una buona responsabilità, comunque, nel bene e nel male.

4) Quanti sacrifici hai dovuto fare per essere la donna che sei ora? E per ricoprire il ruolo che oggi hai nella società (civile... lavorativa...)?
Stare lontano dai miei affetti e da mia sorella in particolare. La sua presenza è ciò che mi è mancata di più in passato e che mi manca tutt’oggi quando capita di non vederci per qualche settimana… dopo ho bisogno di ritornare da lei, di chiacchierare (e lei chiacchiera tanto) e dormire in camera insieme, recuperare uno spazio che è solo nostro.

5) Se volessi con una parola definire la situazione della donna oggi nel mondo, quale useresti? E per quale motivo useresti questa parola?
In evoluzione. Noi donne lo siamo sempre e lo è il nostro ruolo nella società. Ci siamo battute per i nostri diritti, libertà e indipendenza, e continueremo a farlo. Qualunque tipo di donna ognuna di noi scelga di essere, qualunque ruolo desideri assumere, se liberamente fatto, ha il sapore della libertà.

6) In che modo la società deve cambiare, affinché si concretizzi un pensiero collettivo di progresso civile e culturale grazie al quale la donna sia finalmente libera, emancipata e mai più soggiogata al potere e alle volontà maschili?
Credo che una fortissima responsabilità l’abbia l’educazione dei ragazzi e delle ragazze, un’educazione che non passa solo dalla scuola, ma da tutte le agenzie preposte alla loro educazione, famiglia inclusa. Penso che ogni adulto debba sentirsi fortemente responsabile, nel proprio comportamento concreto, del modello di uomo e donna che veicola. È una trasformazione che entrambi i generi devono compiere per liberarsi dagli stereotipi che ancora adesso ci impongono e imprigionano.

7) Quale consiglio vorresti dare ad una donna che sta vivendo una situazione di difficoltà?
Non darei consigli, ma le direi solo di credere in se stessa, nelle sue risorse. E le direi anche che non è sola, ma c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarla. Le direi infine di parlarne con qualcuno, chiedere aiuto, questo è il primo passo per superare la solitudine.

Virginia ti ringraziamo per il prezioso tempo che ci hai dedicato. Ti auguriamo che tutti i tuoi sogni si possano realizzare sia in ambito personale che lavorativo. Prima di lasciarci però, a chiosa finale di questo nostro incontro virtuale, vorremmo che tu facessi un appello contro la violenza sulle donne.
Credo molto nel potere della parola, parlare e chiedere aiuto le ritengo fondamentali nel caso si stia vivendo una situazione di violenza, sia fisica che psicologica. E credo molto nell’educazione delle generazioni. Diceva Sant’Ignazio d’Antiochia :<<Si educa molto con quello che si dice, ancor più con quel che si fa, molto più con quel che si è>>.

 

 

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